Speedstream, la via alternativa al server based computing

L’Hybrid Based Computing (HBC) permette di trarre il massimo dalla propria infrastruttura IT effettuando investimenti minimi.
Il Front Office costituisce la sfida IT del futuro.
Le tradizionali architetture dei sistemi informativi mostrano limiti: affidabilità, costi, complessità. Per questo sono nate le tecnologie di virtualizzazione, oggi diffusamente utilizzate nel back-office. Ma la maggior parte dei problemi nasce nel front-office, ossia alle postazioni utente, molto costose. Sono stati proposti diversi modelli di centralizzazione. Le prime piattaforme (SBC, Server Based Computing) si basavano sui servizi Terminal con thin client, in grado di visualizzare un desktop in esecuzione su un server nel back-office. Poi il modello si è raffinato con il VDI (Virtual Desktop Infrastructure) server based, che elimina i Terminal Server a favore d’istanze singole dedicate di sistemi operativi client da eseguirsi in ambiente virtualizzato.
Né i servizi Terminal, né la VDI hanno raggiunto equivalenza con il tradizionale PC. Persistono limiti (accelerazione 3D, multimedia, mappatura trasparente di periferiche, contesa delle risorse, utilizzo in ambiente WAN) che si traducono in user-experience insoddisfacenti e problemi sistemistici.

Server Based vs. Hybrid Based Computing

La soluzione a tali problematiche sta in due parole: streaming e bare metal client hypervisor, il modello portato avanti da SpeedStream, un marchio che accomuna tecnologie, servizi e componenti per la virtualizzazione, erogati da MindTheGap e dai suoi partner.
Le tecnologie Hybrid Based Computing (HBC)assicurano i benefici del modello SBC senza le sue limitazioni tecnico-economiche. Forniscono servizi IT con una riduzione dei costi di esercizio del 60% e un aumento dei livelli di servizio del 95%, senza investimenti rilevanti nel back-office.
E si possono adottare anche in realtà piccole.
L’HBC, al pari del SBC, prevede la rimozione dei problemi dalla periferia, centralizzando la gestione, unificando e standardizzando le immagini dei sistemi operativi e delle applicazioni. Tuttavia, nel modello HBC, i client fisici rimangono gli esecutori del sistema operativo e delle applicazioni. Tale approccio consente di cogliere i benefici della centralizzazione mantenendo invariata operatività ed esperienza utente. Nell’approccio HBC il client esegue localmente l’immagine di un sistema operativo ricevuto dal server, senza differenze rispetto al pc tradizionale. Sistema operativo e applicazioni utilizzano solo le risorse hardware del client, meno onerose e meno contese rispetto alle risorse server. La postazione utente si compone ‘al volo’ con l’unione di hardware inerte (Hybrid Client), immagine standard di uno o più sistemi operativi, applicazioni e profili hardware. Eventuali modifiche legate all’attività dell’utente possono essere rese persistenti sul server: allo spegnimento il client tornerà a essere un device inerte, senza dati locali. Eseguire il provisioning, la sostituzione, la re-installazione, l’upgrade o la sistemazione di una macchina client richiede pochi secondi senza necessità di collegamento remoto o intervento on-site. Non è necessario avere a disposizione infrastrutture di backoffice o personale specializzato: un server di fascia medio/bassa è in grado di gestire sino a 250 client e l’operatore interviene sul sistema operativo client come su un normale PC.

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